S O L Aa R I A
N E W S is for Souviens (and Sheep)

Bisogna moltiplicare le idee al punto che non vi siano guardiani sufficienti a controllarle
Stanilsaw J. Lec

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Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. Federico 

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   venerdì, 18 luglio 2008   

IL PRECIPIZIO DEI 3 MONTI
di Raniero La Valle

Articolo della rubrica “Resistenza e pace
in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca

 
Ha scritto Famiglia cristiana a proposito “dell’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini Rom”:  “Stiamo assistendo al crepuscolo della giustizia e alla nascita di un diritto penale straordinario per gli stranieri poveri”; addirittura un ministro (Maroni) “propone il concetto di razza nell’ordinamento giuridico. Perché di questo si tratta. Come quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella gialla al braccio, in segno di pubblico ludibrio”.
 
Lo scandalo espresso dalla rivista cristiana è perfettamente giustificato, e interpreta anche i sentimenti di molti che purtroppo sono restati in silenzio. Ma le cose stanno in modo assai più grave di quanto è stato qui rappresentato. Infatti non si tratta di un rigurgito di razzismo nei confronti di una sola “razza”, di una sola etnia. Le misure contro i Rom sono l’annuncio e l’emblema di una nuova cultura razzista, che per la prima volta un governo italiano fa propria, che si rivolge contro tutte le razze e contro tutte le etnie che sono sentite come minacciose e straniere nei confronti delle nostre sicurezze, e di una nostra barcollante identità: “nostra” nel senso di “italiana”, “europea” e, più in generale, “occidentale” ovvero, per chiamarla col suo nome politico, “atlantica”.
In questo senso l’impronta presa ai bambini Rom è in realtà la vera impronta di questo governo e della cultura che la nuova destra vorrebbe imporre all’intera società.
 
Per capire di che cosa si tratti, basta andare a leggere il libro da poco pubblicato, non senza successo di vendite, dal più autorevole ministro dell’attuale governo, Giulio Tremonti.
Perché tutto era già scritto, e tutto è scritto di quello che si vuole per il nostro futuro; purtroppo la sinistra (e non solo) non sa leggere; altrimenti non se ne starebbe tanto tranquilla, o non si occuperebbe solo di Berlusconi.
Quello che è scritto non è altro che Oriana Fallaci che avanza.
 
Nel suo libro, “La paura e la speranza”, Tremonti rivendica la figura dell’intellettuale nella politica: “Il politico, se non è intellettuale, non è”. E lui aspira ad essere per tutta la destra di governo quell’intellettuale che Gianfranco Miglio fu per la Lega.
Il punto da cui muove Tremonti è una critica feroce alla globalizzazione, quale da nessun “no global” si era mai sentita. La globalizzazione ci sta consegnando “a un futuro senza futuro”, a causa del fatto che “abbiamo firmato una cambiale mefistofelica con il ‘dio mercato’ “.
L’utopia mercatista, il mito del mercato unico sarebbe la causa di tutto il male.
Questo male Tremonti lo chiama “mercatismo”: “la fanatica forzatura del mondo nel liberismo economico, la fede illusoria in cui tantissimi hanno creduto negli ultimi anni”: ma questo è il capitalismo, ragazzi!
Forse che Tremonti, e tutta la sua destra, sono diventati socialisti?
No, sono ancora più radicalmente reazionari.
Perché “la paura” è che tutti vogliano consumare come noi.
Pensate che “i cinesi, per esempio, che nel 1985 consumavano mediamente 20 chili di carne all’anno, oggi ne consumano 50”!. Ed è ragione di autentico “terrore” che (sempre “per esempio”) “200 o 300 milioni di cinesi abbiano nei prossimi anni la loro automobile”.
 
Il rimedio è di “fermare ovunque il mercatismo”: cioè chiudere il mercato, che sia solo per noi. L’Europa deve mettere dogane e frontiere sigillate.
Deve difendere la sua identità, che poi sta nelle famose “radici giudeo-cristiane”.
Perché senza valori, non c’è identità, non c’è un “noi”.
Invece il problema è proprio quello di salvare “noi” e buttare a mare gli altri: “L’inclusione degli ‘altri’ in Europa può proseguire, però solo se gli ‘altri’ cessano di essere ‘altri’ e diventano ‘noi’.
Quindi: o sono gli ‘altri’ a rinunziare alla loro identità, venendo in Europa, o è l’Europa stessa che perde la sua identità e va così a porte aperte incontro alla sua disintegrazione”.
E anche nei confronti degli ‘altri’ esterni occorre un potere che imponga i propri valori (“non necessariamente valori universali”) “dentro un programma di pura difesa”. Dunque la guerra.
 
Il cancro che devasta l’Occidente, secondo Tremonti, avrebbe la sua origine nel ’68, e consiste nel pensare che gli “altri” sono come “noi”.
Occorre perciò “una politica opposta alla dittatura ‘sfascista’ del relativismo”.
Quando il Papa cominciò la sua battaglia contro il relativismo, chi mai avrebbe potuto pensare che nella sua ultima traduzione politica il relativismo da combattere sarebbe stato individuato dalla destra nell’idea che gli altri sono come noi, e hanno il diritto di vivere come noi?
 
Ciò che oggi propone la destra per fronteggiare gli spiriti selvaggi del mercato da lei stessa scatenati, è dunque la difesa del nostro possesso (“identità, valori, consumi e ricchezza) contro quello degli “altri”.
 
Non è un rimedio, è un precipizio.

   lunedì, 14 luglio 2008   

UNA NAZIONE SALVATA DAI POMPINI

 e' ironia della vita che Berlusconi, che ha venduto gossip e leggende metropolitane per tutta la vita, sia punito dallo stesso meccanismo culturale che gli ha dato successo e potere.
E andiamo a vederla, quindi, questa versione immaginifica delle conversazioni proibite del presidente.
I nastri conterrebbero.

1- Una o più telefonate di Silvio con Mara Carfagna e forse anche con la Brambilla e la Gemini nei quali si pratica sesso virtuale in solo audio. Silvio si scatena dicendo, ti giri cosi', te lo metto cosa' e poi, al culmine degli spasmi arriverebbe a immaginare l’intervento di frutti vegetali (ortaggi) dalla forma adatta a imitare le funzioni del membro virile.

2- Una conversazione tra la Gemini e la Carfagna in cui esse discutono in modo materno delle difficolta' erettili del presidente, scambiandosi consigli su come ottenere una reazione verticalizzante attraverso particolari accorgimenti orali.

3- Una telefonata con Mara nella quale lui la avverte che quando si incontreranno faranno scintille perche' con il Viagra e una non meglio identificata POLVERINA riesce a ottenere risultati scoppiettanti.

4- Il pezzo da 90: Berlusconi e Confalonieri parlano del perche' siano state nominate alcune persone ad alcune alte cariche pubbliche e Silvio spiega le sue scelte sulla base di questioni agroalimentari. Quindi passa a redigere una hit parade delle migliori nell’arte antica di far godere un uomo con tecniche che sono tutt’ora considerate illegali in alcuni stati del Nord America.
Quindi stabilisce che il top del top sarebbe la Gemini nonostante non sia la più avvenente del gruppo.
Quindi passa a motivare il proprio giudizio con una frase che e' un capolavoro della letteratura immaginaria: “e' la più brava perche' e' la più cattolica, e più sono cattoliche più sono troie.”

Chi narra la leggenda metropolitana spiega che e' questa la frase delle intercettazioni che Berlusconi teme di più. Non e' solo una spaventosa caduta di stile e una prova avvilente di una mentalita' fallocrate sciovinista e malata, sono anche 5 milioni di voti cattolici finiti nel cesso.

Per capire il disastro nel quale boccheggia Silvio, che in preda al delirio ha dichiarato ieri di essere ormai santo, bisogna però sapere un’altra cosa.
E questa ce la dicono Feltri di Libero e Mieli direttore del Corriere della Sera, intervenendo a un pacato dibattito sul primo canale (l’approfondimento del TG1).
In poche parole sostengono bellamente che Berlusconi ha rinunciato alla legge sulle intercettazioni (che ci sara' ma sara' annacquata) e a bloccare 100 mila processi, perche' ricattato dalla sinistra che aveva in mano l’audio delle sue sconcezze.
Il PD e il Gruppo L’Espresso avrebbero ragionato cosi': il Lodo Alfano tocca lasciarglielo fare, ha vinto le elezioni e si deve rinunciare a vederlo in galera ma almeno blocchiamo il resto delle leggi delirio evitando che l’Italia sia completamente distrutta dalla criminalita'. Gia' gli investitori stranieri fuggono dall’Italia perche' troppo corrotta e in mano ai soliti noti intrallazzati, figuriamoci chi investirebbe da noi se tutti i reati di frode, truffa e corruzione diventassero tecnicamente impunibili…
Insomma una mediazione all’insegna del salviamo il salvabile. E io aggiungo che grazie a questo accordo potremo continuare a veleggiare nella solita merda rinviando il tracollo di un paio di settimane.
Qualcuno potrebbe osservare che comunque non c’e' tanto da ridere e la situazione resta uno schifo e che il fatto che due direttori di quotidiani possano ammettere che la vita politica della nazione e' un groviglio di ricatti incrociati fa orrore.
[...]
Qualcuno dira' che non e' cambiato niente, che comunque stiamo precipitando in una tremenda crisi economica.
Può essere vero che stiamo precipitando ma proprio per questo mi fa molta differenza sapere che Berlusconi non ha più in mano in modo assoluto le leve del potere.
E poi c’e' un altro elemento interessante: la storia secondo me non e' ancora finita. Sono a piede libero almeno 4 bombe inesplose: innanzi tutto Antonella Troise, che Silvio, nelle intercettazioni con Sacca', definisce pazza. E che credo che in questo momento sia veramente incazzata a livello  galattico. Nella registrazione della telefonata con Sacca' Silvio dice che e' impazzita e sta diventando pericolosa. Potrebbe ancora diventarlo? Sicuramente ne guadagnerebbe in notorieta'.
Ecco il video nel quale Berlusconi dice a Sacca': Antonella Troise si e' messa in testa che io la odio. (Per vedere il video http://www.jacopofo.com/nazione-salvata-dai-pompini)

Poi c’e' Virginia Sanjust, il cui ex marito, incredibile, era uno 007 del Sismi. Questo tipo e' un po’ nervoso. Lo hanno fatto incazzare e ora vuole fare a pezzi Silvio. Ha denunciato Berlusconi per mobbing. Secondo lui avrebbe prima ottenuto un avanzamento di carriera grazie all’intercessione dell’ex moglie e poi, entrato con essa in contrasto sarebbe stato punito con decurtamento dello stipendio e trasferimento, quindi successivamente, avendo lui minacciato di rendere nota la relazione tra Silvio e la Saint Just, il suo stipendio sarebbe stato di nuovo alzato. Riporto in appendice uno stralcio di Repubblica che racconta la storia con dovizia di gustosi particolari sul corteggiamento… Mazzi di fiori, appartamenti e braccialetti tutti tempestati di diamanti.
Cavolo la realta' va veloce! Mentre sto ancora correggendo questo testo, questa mattina sull’Espresso trovo che la mia previsione sulla Saint Just sta gia' avverandosi (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Decreto-Sanjust/2032799&ref=hpsp).
Infatti viene pubblicata la foto del contratto con cui la Sant Just viene assunta come consulente della Segreteria del Consiglio dei Ministri a 36 mila euro lordi all’anno, che in effetti e' una miseria. Ma pur sempre si tratta di 25 reati. Almeno lo sarebbero in paesi come gli Usa o la Francia. Si', perche' non sta bene assumere un’annunciatrice televisiva come consulente del governo. Quantomeno non e' credibile.

Ma non e' finita.
Dal punto di vista dello show business, secondo te, una giovane valletta, trarrebbe o no vantaggio a far sapere che ha avuto una storia col presidente?
Si', perche' qualcuno potrebbe sospettare che Silvio ci abbia dato dentro in questi ultimi 30 anni. E qualche sua ex amante (se ne esistono veramente) potrebbe saltarsene fuori con un vestito che si e' dimenticata di portare in lavanderia con sopra qualche macchia di dna del cavaliere. E vuoi che qualche ragazza previdente non c’abbia anche uno straccio di registrazione audio di ansimi e mugolii?
E secondo me farebbe un affarone a tirarli fuori: interviste, biografie segrete, 10mila euro a botta per farsi vedere ai matrimoni o alle convention aziendali.
Credo che per Silvio questa ipotesi sia un incubo.

E non abbiamo ancora considerato la Veronica Lario. Ho letto un’Ansa che sinteticamente diceva: LA SIGNORA HA CONVOCATO I PROPRI AVVOCATI.
Io sospetto che lei sia un po’ incavolata. Una cosa a livello uragano Katrina ma con un po’ più di tigna vendicativa. Vi ricordate che tangentopoli iniziò con una ex moglie che voleva i coglioni di Chiesa perche' lui non le pagava gli alimenti?
Anche l’Espresso di questa mattina concorda e insinua bassamente che Ghedini, parlamentare, avvocato del premier, praticamente solo 3 metri sotto Dio, stia trattando affannosamente con Veronica Lario per evitare un’esplosione atomica. Cioe' non so se riesci a immaginare Veronica in lacrime al Maurizio Costanzo Show…
Veronica ha la stoffa delle grandi donne che fanno la storia…

Insomma io credo che ne vedremo delle belle in tutti i sensi.

APPENDICE
BOMBE INESPLOSE
Regali, aiuti e inviti in Sardegna ecco le carte di Silvio e Virginia
…L' amicizia o la relazione tra la signora e il Cavaliere, in base all' esposto di Federico Armati, risalirebbe al 29 settembre 2003. Quel giorno, il presidente del Consiglio diffonde un messaggio televisivo a reti unificate per illustrare la riforma delle pensioni. A presentare la trasmissione su Rai Uno, e' la neo-annunciatrice Virginia Sanjust, coniugata e all' epoca legalmente separata. L' indomani mattina il presidente del Consiglio fa contattare telefonicamente da una propria collaboratrice la signora Sanjust, per chiederle l' indirizzo presso il quale inviare un mazzo di fiori in segno di ringraziamento. L' annunciatrice indica quello di Campo dei Fiori 8, a Roma, dov' e' ospite temporaneamente dell' ex marito per trascorrere alcuni giorni con il figlio nato dal loro matrimonio. Poco dopo, arriva l' omaggio floreale con un bigliettino di congratulazioni. Su sollecitazione dello stesso Armati che aspira a una promozione e di due amici, la signora Sanjust si mette in contatto con palazzo Chigi per ringraziare a sua volta il presidente del Consiglio, lasciando nome e numero di telefono. Nel giro di pochi minuti, alla presenza dell' ex marito e della coppia di amici, la signora Sanjust viene chiamata sul proprio cellulare direttamente dal presidente Berlusconi che la invita a colazione per il giorno successivo, alle ore 13, a palazzo Chigi. Al pranzo sarebbero stati presenti il ministro Giulio Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta. Subito dopo, a quanto riferisce l' agente segreto nell' esposto, il presidente Berlusconi avrebbe invitato la sua ospite a seguirlo nel proprio studio privato: mentre le porge un pacchetto contenente un bracciale di diamanti del gioielliere Damiani, s' informa sulle sue condizioni prendendo appunti e domandandole come può esserle d' aiuto. La Sanjust risponde che l' ex marito, dipendente della Presidenza del Consiglio in forza al Sisde, aspetta da anni una promozione. A novembre, ad Armati viene comunicato l' avanzamento al grado di Collaboratore. Prima, in via informale dall' ex moglie, informata personalmente dal presidente Berlusconi mentre e' impegnato in un viaggio di Stato in Cina. E poi, l' 11 novembre 2003, ufficialmente dal Sisde. Da quel momento, come afferma lo 007, si stabilisce un' intensa relazione tra Berlusconi e la Sanjust che durera' fino al gennaio 2005, durante la quale - sempre secondo Armati - il presidente del Consiglio chiama quotidianamente al telefono la signora, anche dopo la mezzanotte; le offre numerosi e costosi regali; la invita più volte nella sua residenza in Sardegna; le propone la conduzione di un nuovo programma di Rai Uno intitolato "Oltremoda". Alla fine dell' estate 2004, la Sanjust decide però di rinunciare alla trasmissione. E poi, a novembre, si dimette anche da annunciatrice. Uscita definitivamente dalla Rai, Virginia Sanjust - stando alla ricostruzione di Armati - entra nella disponibilita' di "quantita' ingenti di denaro contante", con cui provvede a estinguere numerosi debiti precedentemente contratti. Alla fine di settembre del 2004, la signora comunica al marito l' intenzione di chiedere per lui a Berlusconi un' ulteriore promozione che gli avrebbe assicurato un aumento di stipendio (circa 1.000 euro al mese), per consentire al figlio un migliore tenore di vita. Ma a causa di un violento litigio sull' educazione del bambino, i rapporti fra i due ex coniugi s' interrompono bruscamente. Lei gli giura che gliela avrebbe fatta pagare, bloccando la promozione e facendo ridurre il suo stipendio, per metterlo in condizione di non poter più mantenere il figlio. Il 26 gennaio 2005 il direttore del Sisde va a visitare i nuovi uffici e qui scoppia un incidente con Armati ("Levatemelo dai coglioni - urla Mori nel corridoio - questo stronzo non lo voglio più vedere!"). Cosi' l' indomani lo 007 apprende che "per cessate esigenze di servizio" sara' trasferito al ministero della Giustizia e destinato alla cancelleria presso la Corte di Cassazione: il suo stipendio si riduce da 4.481 euro a 1.700/1.800 mensili. Ma, proprio alla vigilia delle elezioni politiche 2006, Armati viene "ripescato"; ottiene una nuova promozione e passa al Cesis, il Comitato che coordina i diversi servizi segreti: lo stipendio sale a circa 5.500 euro al mese. E lo 007 rinuncia a presentare il suo esposto. C' e' stato dunque o no un comportamento ricattatorio o estorsivo, contro il presidente del Consiglio? E in questa ipotesi, perche' la Procura di Roma avrebbe archiviato il caso? La signora Sanjust ha fatto carriera in Rai perche' era professionalmente capace o perche' era raccomandata dall' alto? Federico Armati fu promosso, rimosso e poi riammesso nei servizi segreti per meriti o demeriti propri oppure per altre ragioni? In che cosa consisterebbero l' abuso d' ufficio e i maltrattamenti di cui si lamenta? Il presidente del Consiglio ha applicato effettivamente una forma di "mobbing" nei suoi confronti? A tutti questi interrogativi, dovra' rispondere ora in modo esauriente il Tribunale dei ministri.

Da archivio Repubblica

di Jacopo Fo da www.jacopofo.com
postato da: solaria alle ore 00:51 | link | commenti
categorie: insabbiature, politica italiana, censura media e manipolazioni, varie e non eventuali, corruzione, attacco alla democrazia, inciuci

   domenica, 13 luglio 2008   

postato da: solaria alle ore 23:31 | link | commenti
categorie: censura media e manipolazioni

   venerdì, 11 luglio 2008   

postato da: solaria alle ore 18:52 | link | commenti
categorie:

   giovedì, 10 luglio 2008   

Berlusconi hard: dove finisce il gossip e incomincia la pornopolitica

    di Antonello Tomanelli


A meno di clamorosi ripensamenti, non ci sarà più un decreto intercettazioni. I presupposti della necessità e dell'urgenza sembrano svaniti d'incanto. Quella necessità e quella urgenza che l'art. 77, comma 2°, Cost. pretende collegate a “casi straordinari” perché il Governo possa legiferare per decreto. Ma mentre il Costituente evidentemente pensava alla cura dell'interesse generale, da quanto trapelato sembra che il presidente del Consiglio Berlusconi volesse proteggere il più personale degli interessi.

Necessità e urgenza a fronte dell'imminenza della pubblicazione di alcune intercettazioni che lo ritrarrebbero in estenuanti giochi erotici con giovani ministre; e mentre parla con l'amico Confalonieri delle tangenti sessuali versategli dalle stesse in cambio di una rapida e folgorante carriera politica.

Dunque, un decreto legge per occultare quelle conversazioni, ma ufficialmente emanato per salvaguardare la privacy dei cittadini dall'oppressione giudiziaria. Il blocco definitivo dell'Informazione per impedire una singola pubblicazione. Se questo decreto legge fosse stato emanato, ci saremmo trovati di fronte al più clamoroso caso di censura mai registrato nel mondo occidentale.

A parte ciò, la vicenda riapre l'annosa questione dei limiti del diritto di cronaca. La domanda che va posta è la seguente: fino a che punto si estende la tutela della riservatezza del personaggio pubblico?

[…]

Ora, nel caso in questione, non può certo considerarsi di interesse pubblico conoscere le parole che fanno da contorno ai giochi erotici telefonici di Berlusconi con alcune sue ministre. Che Berlusconi sia un maiale francamente non deve interessare nessuno, se non lui e le sue interlocutrici, che pare non siano da meno. Per costoro, essere maiali non può in alcun modo pregiudicare l'esercizio delle loro funzioni pubbliche. Insomma, siamo nel peggior gossip, che penetra nella sfera (più) privata del personaggio pubblico e che invece va tutelata come quella di qualsiasi soggetto. Quelle conversazioni non costituiscono notizia. La loro pubblicazione costituirebbe una palese violazione del diritto alla riservatezza.

Stessa conclusione va adottata per quelle conversazioni che pare siano state intercettate tra due ministre e vertenti sul come gratificare sessualmente Berlusconi, con particolare riferimento a precise anatomie. E' chiaro che da tali conversazioni la collettività non potrebbe trarre spunti sul come il presidente del Consiglio e le sue ministre governano l'Italia. Trattasi di conversazioni la cui acquisizione obiettivamente non può incidere sul rapporto che li lega alla collettività, poiché i destini del Paese non dipendono minimamente dall'organo sessuale di Berlusconi, né dal come alcune ministre si consigliano di maneggiarlo. Qui siamo al livello del caso Sircana, il cui accostarsi in auto ad una prostituta transessuale non poteva minimamente incidere sulla sua attività di portavoce del governo Prodi.

Opposte conclusioni vanno invece tratte dalla telefonata intercettata tra Berlusconi e l'amico Confalonieri, da dove emergerebbe che la nomina di alcune ministre è sostanzialmente dipesa dai loro favori sessuali. Sebbene la composizione del governo rientri nei poteri discrezionali di un premier, non c'è dubbio che l'assegnazione di un dicastero in base alla disponibilità sessuale della sua titolare costituisca comportamento non solo vergognoso, ma anche dannoso per la stessa collettività, che di conseguenza ha il diritto di sapere. L'intreccio tra sesso e affidamento di delicatissime funzioni pubbliche sconfina nella pornopolitica, stretta parente della corruzione. Qui l'interesse pubblico alla conoscenza di quelle conversazioni riemerge in tutta la sua pienezza prevalendo su qualsiasi profilo di riservatezza. Qui c'è la notizia, perché la pubblicazione mira a ristabilire il rapporto tra Berlusconi, ministre e collettività in termini di verità.

Una verità, peraltro, particolarmente imbarazzante se si pensa allo stridente contrasto che produce l'accostamento del nome di uno di questi dicasteri al comportamento di chi avrebbe ceduto le proprie grazie per ottenerlo. E che, nel contempo, allontana sempre di più il Cavaliere dal sogno di salire un giorno al Quirinale, per avvicinarlo alla figura ironicamente evocata da Di Pietro soltanto qualche giorno fa.


 da www.difesadellinformazione.com

postato da: solaria alle ore 14:16 | link | commenti
categorie: insabbiature, politica italiana, varie e non eventuali

   sabato, 05 luglio 2008   

In difesa della Costituzione

I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese:

1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni;

2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,

premesso
 che l'art. 1, comma 2 della Costituzione, nell'affermare che "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione", esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale,
rilevano,
 con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché:

a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall'art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008);

b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell'uomo)

c) pregiudicano l'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt'al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d'udienza;

d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale;

e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti;

rilevano,
con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini "sono eguali davanti alla legge
Osservano,
 a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni.
Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell'immunità "funzionale", bensì come mero pretesto per sospendere l'ordinario corso della giustizia con riferimento a reati "comuni".

Per ciò che attiene all'analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l'incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l'immunità andrebbe applicata - e l'altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell'ipotesi dell'immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l'immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.


L'elenco dei firmatari.

Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D'Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D'Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.

 
postato da: solaria alle ore 12:49 | link | commenti
categorie: politica italiana, leggi assurde, in giustizia, costituzione

   martedì, 01 luglio 2008   


La favola atomica
Gianni Mattioli
Massimo Scalia


Ministri, politici e Confindustria ripetono che dall'energia nucleare si può trarre energia abbondante, tanto da liberarci dalla schiavitù del petrolio e del gas, energia pulita, tanto da contrastare l'incubo del cambiamento climatico, energia a prezzi ben più limitati, tanto da ridar fiato alla nostra stanca economia.
Tutto ciò è una favola, non ha alcun fondamento scientifico razionale: non poco o tanto discutibile, semplicemente inesistente. Tanto che sorge una domanda ingenua: è possibile che ministri, politici e industriali possano proclamare tante assurdità senza che un tecnico amico gli suggerisca qualche dato?
Basterebbe guardare gli altri paesi nucleari: forniscono un quadro di crisi dell'energia nucleare, documentata dai rapporti dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) e, in particolare, dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) delle Nazioni Unite.
L'energia nucleare abbondante. Di che parliamo? Oggi essa copre il 6,4% del fabbisogno mondiale di energia, e di uranio fissile, a questo ritmo modesto di impiego, secondo il rapporto Aiea del 2001 ce n'era per 35 anni. Certo, si potrebbe ricorrere all'uranio 238, ben più abbondante in natura: si tratta di un tipo di uranio non fissile, ma attraverso il processo di cattura di un neutrone, si puo trasformare in plutonio, materiale fissile, anzi ingrediente principale per le bombe. Materiale dunque ad alto rischio di proliferazione militare e anche sanitario: un milionesimo di grammo è la dose che può essere letale per inalazione. La Francia, che aveva perseguito con decisione questa strada, l'ha abbandonata col venir meno dell'urgenza strategica della force de frappe.
La questione delle scorie radioattive provenienti dalla fabbricazione e dall'impiego del combustibile nucleare. Solo per l'Italia, con il suo modesto passato nucleare, si tratta di un centinaio di migliaia di metri cubi, da sistemare in modo che non vengano più a contatto - per «ere» intere - con l'ambiente, la falda idrica, tutti noi. Oggi non c'è soluzione. Si era fatto molto affidamento - anche per Scanzano - sulle strutture geologiche saline, fidando sul carattere idrorepellente: l'acqua è un temibile avversario per la sua capacità di fessurazione di qualsiasi contenitore e conseguente messa in circolazione dei materiali radioattivi. La fiducia è crollata qualche anno fa, quando, nel corso della messa a punto del deposito Wipp del New Mexico, l'acqua ha fatto irruzione là dove non ci si sarebbe aspettati di trovarla e, inoltre, si è anche ipotizzata la possibile circolazione d'acqua a causa dell'insediamento di materiali ad alta temperatura (a causa della loro radioattività) con conseguente alterazione delle condizioni di stabilità geologica. Oggi si spera nelle rocce argillose e la Francia indirizza a queste strutture geologiche la sua ricerca.
Ma allora quanto costa il kilowattora, in una situazione nella quale il ciclo del combustibile nucleare è tutt'ora materia di ricerca fondamentale?
E si torna alla complessità di una tecnologia che ripropone il problema della radioattività, l'insoluta sfida che conosciamo dal 1896, con la scoperta di Becquerel. E' questo in definitiva il fattore che ha fatto lievitare il costo dell'energia prodotta, man mano che le popolazioni (e i lavoratori) statunitensi chiedevano standard di protezione sempre più elevati.
Vorremmo ricordare a ministri, politici e Confindustria che tutt'ora il danno sanitario da riadioazioni non ammette soglia al di sotto della quale non c'è rischio: dosi comunque piccole - questa è la valutazione della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti - possono innescare i processi di mutagenesi che portano al danno somatico (tumori, leucemia) o genetico. Da qui la lievitazione dei costi per la riduzione di rilasci di radiazioni, si badi, in condizioni di funzionamento di routine, degli impianti. E, a maggior ragione, la questione della sicurezza da incidenti.
Nasce da tutto questo il progressivo abbandono del nucleare civile, che dal 1978 diviene totale per gli Usa e all'inizio degli anni '90 per tutti i paesi Ocse (con la sola eccezione del Giappone), Francia compresa. Di qui il consorzio di ricerca guidato dagli Stati Uniti, Generation IV, che proclama la messa a punto di un reattore che si vorrebbe più sicuro, che usi con maggior efficienza l'uranio, non proliferante e che dovrebbe costare di meno. Il prototipo non è atteso prima del 2025, ma il premio Nobel Carlo Rubbia giudica già insufficiente il programma.
In questo quadro è incredibile parlare di energia pulita e poco costosa: il Department of Energy situa a 0,06 euro il prevedibile costo del kWh al 2010 e vien da sorridere se si pensa al costo del vento e alla sua formidabile espansione, altro che nucleare, su scala mondiale.
Certo, le imprese elettromeccaniche devono pur lavorare e forniscono impianti per esempio a Cina e India, ma continuano a non piazzarli in casa: solo gli enormi incentivi del provvedimento di Bush fanno dire alla Exelon, una delle principali elettriche Usa, che, in virtù di quegli incentivi, partiranno un paio di impianti entro il decennio, ancora di terza generazione, come di terza generazione è quello che si annuncia in Francia in mancanza di meglio.
È questo che ci propongono Governo, politici e industriali? Attendiamo chiarimenti.

24.05.2008 il manifesto
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categorie: politica italiana, cultura e scienza, leggi assurde, ecologia e difesa dell ambiente

   lunedì, 23 giugno 2008   

ADERISCI ALL'APPELLO

PER UNA GIORNATA DELLA GIUSTIZIA


Appello da spedire a

veltroni_w@camera.it

dipietro_a@camera.it

redazione@micromega.net


Aderisco all'appello di Furio Colombo, Giuseppe Giulietti e Pancho Pardi pubblicato su MicroMega per una giornata della giustizia, che vi chiedo di convocare al piu' presto per affermare con rinnovata energia la necessita' che l'informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico.

Il tuo nome e cognome

 

da Paolo Flores d'Arcais
Vedo che Walter Veltroni si è deciso a dare una risposta chiara alla proposta di scendere in piazza contro le ennesime leggi-vergogna di Berlusconi (che avevo ripreso sulla prima pagina dell’Unità di oggi). Appuntamento a settembre. Peccato che l’approvazione delle vergogne sia in calendario in Parlamento tra un paio di settimane. Veltroni insomma propone una forma di protesta decisamente innovativa: non più “sit-in”, non più “meet-up” ma “close-after”. Nel senso di scendere tutti in piazza, a chiudere le stalle, dopo che i buoi sono scappati. Avrà tanti difetti, il segretario del Partito democratico, ma certo non gli manca il senso della comicità.

 

Di seguito la lettera di Paolo Flores d'Arcais a Walter Veltroni, pubblicata il 20/06 in prima pagina su l'Unità:

Caro Walter,
le ultime mosse legislative del governo Berlusconi in tema di giustizia costituiscono o no un vulnus gravissimo alle fondamenta liberaldemocratiche di una convivenza civile? La risposta che si fornisce è decisiva per il tipo di opposizione che di conseguenza si sceglierà.
A me sembra che il disegno di legge sulle intercettazioni, e il decreto sulla sicurezza (con l’emendamento ad personam blocca-processi) costringa ormai a parlare di fascismo strisciante. Non credo proprio si tratti di esagerazioni polemiche. Perfino una personalità di proverbiale saggezza e prudenza, che non ha mai amato la politica girotondina e ha sempre aperto generosissimi crediti alla credibilità dei partiti di centro-sinistra, dai tempi di Berlinguer e passando per tutte le metamorfosi del Pci fino a Veltroni (senza dimenticare l’appoggio a De Mita) - sto parlando di Eugenio Scalfari - è arrivato a dire che se quello di Berlusconi non è già fascismo è qualcosa che sempre più pericolosamente gli si avvicina e gli assomiglia.
Già da molti giorni, consapevoli della gravità della situazione, tre parlamentari dell’opposizione (che prendono il termine nell’accezione del vocabolario della lingua italiana, nel quale si menziona “un’azione di contrasto e di critica” – Devoto-Oli – ma mai di dialogo), l’on. Furio Colombo, l’on. Giuseppe Giulietti e il sen. Francesco Pardi detto Pancho, hanno reso pubblica attraverso il sito www.micromega.net una lettera (vedi sotto) a te e Antonio Di Pietro, nella vostra qualità di capi del Partito democratico e dell’Italia dei valori, nella quale vi invitavano ad indire una manifestazione pubblica (a scendere in piazza, insomma) che vedesse insieme opposizione parlamentare e società civile (quella definita “giustizialista”, sottolineavano i tre parlamentari, a scanso di equivoci). Lettera sostenuta da personalità come Margherita Hack, Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, e da migliaia di cittadini che stanno firmando sul sito www.micromega.net.
Antonio Di Pietro ha risposto positivamente, a nome del suo intero partito. Di una tua risposta, invece, sui due principali quotidiani di giovedì 19 giugno, non c’è ancora traccia alcuna. Forse perché la nota che hai diramato alle agenzia costituisce un perfetto esempio di risposta-non-risposta. In essa infatti si legge che “il leader del Partito democratico condivide le ragioni che hanno spinto a promuovere l'appello. Rispetto all'iniziativa di piazza, tuttavia, almeno per il momento Veltroni non aderisce”. Almeno per il momento. Che vuol dire? Che in futuro potresti? E quando, se non ora?
Oggi che tutti fanno a gare per dichiararsi cristiani, credo che un tratto squisitamente evangelico dovremmo assumerlo tutti, politici in primis: “il tuo dire sia sì sì no no, perché il di più viene dal maligno” (Matteo, 5,37). Oltretutto, in politica la scelta dei tempi è cruciale, e rispetto al disegno di legge sulle intercettazioni, che fa strame del principio secondo cui “la legge è eguale per tutti”, e rende di fatto impossibile ogni indagine per tutti i crimini di establishment, la scadenza per una manifestazione è dettata dal calendario parlamentare.
Questa legge-canaglia va in discussione tra due settimane, o si scende in piazza un minuto prima che la discussione inizi oppure vuol dire che alle manifestazioni si vuole rinunciare. E per manifestare tra due settimane, e in modo unitario, opposizione parlamentare accanto a società civile “giustizialista”, bisogna cominciare a lavorare subito, a organizzare subito, a mobilitarsi subito. Altrimenti è preferibile un chiaro e rotondo no, in cui ciascuno si assume le sue responsabilità (per atti od omissioni) di fronte al baratro morale e costituzionale in cui Berlusconi sta trascinando il paese.
I cittadini democratici, per i quali “la legge uguale per tutti” non costituisce un optional, troveranno comunque i modi per testimoniare pubblicamente, anche da soli, contro questo strame di legalità. Ma le forze politiche che questa protesta lasceranno senza rappresentanza in parlamento perderanno per sempre ogni credibilità di fronte ai tanti, tantissimi elettori (sempre più ex-elettori), che non capiscono l’ossimoro di una “opposizione che non esclude il dialogo”.
Un caro saluto,
tuo Paolo Flores d’Arcais

(20 giugno 2008)

 Lettera di Colombo, Giulietti e Pardi

Caro Walter Veltroni, Caro Antonio Di Pietro,
lo spirito con cui scriviamo a Voi questa lettera è di allarme per la promessa fatta solennemente sabato scorso dal Presidente del Consiglio Berlusconi al convegno dei giovani industriali.
Se ci saranno ancora intercettazioni nelle indagini contro la criminalità saranno puniti con cinque anni di carcere i magistrati che hanno richiesto le intercettazioni, con cinque anni di carcere chiunque si presterà a eseguire l’ordine e a renderlo disponibile, nei modi e tempi previsti attualmente dalle leggi in vigore (e non cancellate) e cinque anni di carcere ai giornalisti che, sulla carta stampata, in televisione o in rete rendano possibile la divulgazione di atti altrimenti consentiti dalle leggi.
Ricorderete che come nella sequenza di un film deliberatamente pensato per denigrare gli imprenditori italiani (nel caso i più nuovi e più giovani) i tre impegni del Presidente del Consiglio, contro i giudici, contro i giornalisti, contro chiunque voglia restare nella lettera e nello spirito della Costituzione combattendo il crimine, sono stati accolti da uno scroscio di applausi entusiastici.
Anzi ci sono stati tre scrosci, come per ringraziare il premier per la pietra tombale che si appresta a gettare sulla giustizia e per la protezione offerta alla criminalità, soprattutto la criminalità dei colletti bianchi, degli affari, delle banche, delle aste truccate, dello insider trading, del passaggio indebito e riservato di notizie che arricchiscono immensamente e scardinano la concorrenza se conosciute solo da alcuni prima del tempo. E la criminalità delle cliniche.
Ma le tre aree indicate come sole permesse per le intercettazioni sono solo una parte di tutta la criminalità che tormenta il paese e contro cui si battono magistrati e forze dell’ordine. E non solo: interi rami di attività criminosa di mafia, camorra e ndrangheta si esercitano e si attuano lungo percorsi che adesso diventano area proibita alle intercettazioni, come gli affari di finanza.
Nello scrivervi questa lettera noi siamo certi che condividete il nostro allarme. Però nelle grandi questioni pubbliche che riguardano soprattutto la protezione dei cittadini (che sono coloro che pagano i grandi imbrogli, le grandi truffe, i grandi silenzi) è importante che l’allarme diventi pubblico, proclamato, comune.
Siamo convinti che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori debbano – con urgenza – farsi testimoni di un allarme che vuole avvertire il Paese contro questi tre solenni impegni liberticidi. Viene denunciato il normale percorso della giustizia, viene deformato il fondamento della democrazia che esige la separazione dei poteri, si mette in atto un attacco del potere esecutivo contro il potere giudiziario ma anche contro le prerogative del Parlamento. Infatti il nuovo applaudito editto contro i giudici di Silvio Berlusconi corrisponde, nella forma stentorea e definitiva dell’annuncio, a un potere che un primo ministro democratico non ha. E scavalca con la disinvoltura delle nascenti dittature la voce del Parlamento.
L'editto presidenziale è una minaccia intimidatoria contro i giornalisti italiani che osassero disubbidire e rendere pubbliche notizie di crimini.
Noi siamo convinti che il Partito democratico e l’Italia dei Valori siano i naturali difensori della giustizia e della libera informazione nel paese di un vasto conflitto di interessi mediatico in cui gran parte delle fonti di informazione sono già nelle mani di una sola persona, in veste di proprietario e capo del Governo. Perciò contiamo di ritrovarci uniti con i cittadini che ci hanno votato in una “giornata della giustizia” che vi chiediamo di convocare al più presto. Una grande manifestazione in piazza del protagonismo civile, a torto definito giustizialista, per affermare con rinnovata energia la necessità che l’informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico.
Abbiamo di fronte un governo prepotente e deciso a tutelare gli interessi particolari che incarna e rappresenta, e a gestire il Parlamento come un parco a tema a cui, di volta in volta, si impongono immagini e rituali di Berlusconi e di Bossi, in un alternarsi di protezionismi, interessi speciali e paure ingigantite fino alla caccia all’uomo. In questa situazione preoccupante e grave, noi pensiamo che il silenzio sia il vero pericolo che dobbiamo respingere con la massima energia.

Roma, 12 giugno 2008

On. Furio Colombo
On. Giuseppe Giulietti
Sen. Francesco Pardi
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categorie: politica italiana, societ e lavoro, in giustizia

   mercoledì, 18 giugno 2008   

Italiani, razza inferiore.
di Jacopo Fo


DNA alla mano, Cavalli Sforza ci insegna che discendiamo tutti da 5 donne nere che vivevano nell’Africa centrale. Anche noi italiani. Ma Cavalli Sforza ci avverte anche che, se non esistono differenze genetiche, esiste pero’ una sorta di codice genetico culturale determinato non dalla razza ma dalle consuetudini.
Internazionale e’ un piccolo settimanale che in ogni numero tira fuori almeno dieci notizie che i grandi media hanno preferito non pubblicare.
Praticamente e’ un giornale straniero.
E su Internazionale numero 735 ho letto un rapporto sconsolato sulla resa scolastica dei figli degli italiani in Germania. Sono poco motivati a studiare e hanno risultati decisamente inferiori agli altri gruppi immigrati. Anche i turchi vanno meglio di noi a scuola. I genitori italiani non si preoccupano di motivare i figli allo studio.
La notizia fa il pari con un altro articolo, pubblicato sul numero 734 (settimana scorsa), che ci spiega che in Italia, secondo due diverse ricerche comparative tra varie nazioni, gli analfabeti totali sono il 5% della popolazione ma l’80% dei nostri connazionali non e’ in grado di comprendere il significato di un testo minimamente complesso come un contratto di lavoro, di rispondere a un questionario, scrivere un diario, capire cosa e’ una percentuale o leggere un grafico.
Questo 80% di italiani non ha mai letto un libro in vita sua, non capisce gli articoli dei quotidiani, non sa nulla di storia o di geografia. Si tratta di una percentuale che non si riscontra in nessun paese industrializzato. Siamo superati perfino da parecchi paesi del cosiddetto Terzo Mondo.
Tullio De Mauro, autore dell’articolo, ci informa anche su una curiosita’: in italiano manca perfino una parola che indichi un analfabeta numerico. Cioe’ uno che non riesce a capire i numeri e i calcoli.
In molte altre lingue esiste questa parola che potremmo forse tradurre con “anumerico” o “discalcolato” (INNUMERACY in inglese).
E’ un segnale. E spiega, in parte, perché in Italia ci sia meno di un venticinquesimo dei pannelli solari termici installati in Grecia (quelli per l’acqua calda). E meno di un ventesimo di quelli installati nella gelida Austria. Ogni 1000 abitanti ci sono 240 metri quadrati di pannelli in Grecia, 200 in Austria, meno di 10 in Italia.
Gli italiani non sanno quasi nulla di efficienza energetica, termostati, isolanti termici. Da noi ingegneri, muratori, architetti, idraulici sostengono che 5 centimetri di spessore sono il massimo di isolamento su un tetto e ti guardano come un pazzo se decidi di metterne 16.
E cosi’ la spesa per riscaldare una casa a Milano va da due a tre volte quel che si spende come massimo in Austria. Ma ci sono case bioclimatiche, in Germania come in Svezia, che fanno scendere la spesa fino alle 20 kilocalorie a metro quadrato per anno mentre nel nord Italia si consumano dalle 140 alle 220 kilocalorie a metro quadrato.
Ed era cosi’ gia’ 30 anni fa.
Nel 1985 mi aveva impressionato il calore che sentivo all’interno di case sperdute nelle campagne danesi, all’esterno 2 metri di neve e 20 GRADI SOTTO ZERO, dentro casa si stava in maglietta.
Quando mi dissero quanto spendevano di riscaldamento mi prese un colpo. Un terzo di quel che spendevo io in Umbria per raggiungere una temperatura di 20 gradi.
Il Politecnico di Milano ha realizzato un’inchiesta calcolando che, negli ultimi 30 anni, la famiglia media del Nord Italia ha buttato dalla finestra, in spreco energetico, l’equivalente del valore della casa che ha abitato.
E attenzione: che si tratti di una questione di genetica culturale e’ confermato dal fatto che la zona italiana con minor analfabeti sostanziali, maggior numero di pannelli solari termici e minor spesa per il riscaldamento e’ quella di Bolzano, che li’, grazie a Dio, sono tedeschi.
Queste sono prove inconfutabili del fatto che in Italia la cultura scientifica e’ stata osteggiata per secoli.
Tutto inizio’ quando il Papa vieto’ a Galileo Galilei di studiare le stelle per evitare che si diffondesse la voce che era la Terra a girare intorno al sole.
Da li’ in poi si e’ andati smantellando una cultura scientifica che stava nascendo.
Diverso destino l’hanno avuto i popoli germanici che grazie alla scissione proclamata da Martin Lutero, hanno iniziato a leggere il Vangelo e hanno conosciuto ben altro interesse per la scienza. E c’e’ da ricordare che lo scisma di Lutero aveva due cause principali: il fatto che il papa vendesse il perdono (e quindi il Paradiso) anche a assassini, stupratori e ladri e il fatto che i papi vietavano la traduzione del Vangelo nelle lingue parlate e la sua lettura da parte dei laici.
Va anche sottolineato che l’idea di poter essere perdonati da Dio in cambio di una piccola somma di denaro, idea che i tedeschi iniziarono a rifiutare con lo scisma, sta all’origine della pratica italica del condono.
Esiste anche un curioso parallelo tra disinformazione scientifica e repressione sessuale.
Il dominio della Chiesa Cattolica ci ha dato un livello di ignoranza anatomica scioccante.
Le cose sono collegate: in Spagna la ripresa economica e scientifica e’ partita insieme alle lezioni di sessualita’ in televisione.
Ma questo non l’ha capito ancora neanche la sinistra italiana. Quando mai l’Unita’, Il Manifesto o Liberazione hanno informato sulla sessualita’?
Un’altra tara della cultura italiana e’ l’assenza di un interesse verso il corpo, le emozioni, i sentimenti e tutto quel che ne consegue come la parita’ sessuale, i diritti degli omosessuali, delle coppie di fatto, e il rispetto dei bambini.
Abbiamo avuto grandi esempi di ricercatori che sono diventati famosissimi a livello internazionale ma sono restati quasi sconosciuti in Italia. Ad esempio l’esperienza Loris Malaguzzi e l’asilo Diana di Reggio Emilia (http://zerosei.comune.re.it/italiano/aperto/index.htm).
E anche la battaglia per il parto dolce e la non separazione dei bambini dalle madri alla nascita, e’ stata condotta in Italia da una piccolissima parte del Movimento (e nonostante questo si e’ comunque riusciti a creare parecchie strutture che permettono il parto naturale).
E le donne italiane continuano ad avere il piu’ alto tasso di disoccupazione d’Europa.

Per concludere, la situazione rispecchia un grave ritardo. E non si intravede una via di uscita in tempi brevi.
Anche perché da noi la maggioranza dei ribelli e’ convinta che la societa’ si cambi con la lotta sociale e questa lotta sociale la si immagina ancora tutta politica vecchio stile: cortei e volantini. Non si capisce che se la denuncia non va di pari passo con la crescita di nuovi modi di pensare e di vivere la societa’ non cambia.
La radice di tutto non sono Berlusconi e Veltroni.
E neanche i politici.
Non cambi niente se non cambia il modo di pensare e il modo di pensare non cambia se non costruisci esperienze che cambino il modo di vivere quotidiano.
E’ importante far sapere che i politici sono corrotti ma non serve a niente se non spieghi anche dove le donne hanno il punto G.
Questo ragionamento sembra ancora un’assurdita’ a troppi compagni.
Mi sono trovato a discutere con loro sul fatto che il mio ultimo spettacolo non parla di politica ma di vita di coppia.
Come se nella vita di coppia non ci fosse niente di importante e rivoluzionario da dire.
Cosa incide di piu’ nella vita di una persona: l’amore o Berlusconi?
L’orgasmo o Veltroni?
I figli piccoli che la notte dormono o Bertinotti?

E’ triste testimonianza di questo preconcetto ideologico il fatto che quasi tutti i siti politici del Movimento non affrontano mai temi esistenziali.
Non si capisce proprio che il cambiamento di un paese deve per forza passare per un cambiamento di stile di vita, di priorita’, di modi di divertirsi, stare con gli amici, amarsi, affrontare la morte, crescere i figli.
Possiamo solo pregare che vada in crisi alla svelta il militante tutto politica e controinformazione, sprovvisto di amori, sentimenti ed emozioni, che vive solo nella sua testa e crede che l’ulcera faccia parte del capitalismo inevitabile.

E adesso beccatevi Berlusconi. O, se proprio vi va bene, Veltroni.
E comunque, rimandate il suicidio.
Possiamo sopravvivere ad altri 5 anni della Banda Bassotti.

 (tratto da http://www.jacopofo.com/node/4222)
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categorie: politica italiana, cultura e scienza, societ e lavoro, ecologia e difesa dell ambiente

   martedì, 17 giugno 2008   

Col pretesto della "sicurezza" si sta superando il limite... l'esercito nele strade c'è solo in caso di guerra o dittatura...

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categorie: attacco alla democrazia